Incontri di MEDITAZIONE ZEN e OVERTONE CHANTING – BARI

 
 
 
        
 
 
 
 

KEIZEN-Centro Studi Discipline del Benessere

ti invita a partecipare agli incontri di Meditazione Zazen e Overtone Chanting che si terranno a Bari presso la sede di AIDIBIO in Via Enrico Pappacena 22 ( Bari Poggiofranco ).

Gli incontri sono condotti dal M° MICHELE GIANNUZZI

Gli incontri iniziano a partire da Venerdi 12 Ottobre e si terranno a Venerdi alterni ogni mese.

Sono incontri aperti a tutti senza indicazione religiosa e si suggerisce un contributo di partecipazione volontaria.

Per dare conferma della tua presenza chiama il 3204674462 

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La pratica principale su cui lo Zen si basa per aiutare tutti gli esseri è la meditazione, che nello Zen viene chiamata Zazen. È una meditazione per risvegliarsi alla Vera Vita, per aiutarci a superare i nostri condizionamenti e attaccamenti che velano la realtà dell’esistenza umana. La parola Zazen, “seduti semplicemente”, significa che ci sediamo in meditazione zazen con semplicità, senza scopi e aspettative, senza nulla volere e pensare, persino senza l’idea di sedersi senza nulla volere e pensare. Il segreto e la difficoltà risiedono proprio in questa parola: semplicemente. Quando ci sediamo in Zazen, infatti, abbandoniamo saperi e conoscenza ed entriamo nudi nella pratica del non-sapere. Entrare nella non-conoscenza ci permette di non avere scollamento tra noi e noi, di aderire a tutte le cose e non a una in particolare. La percezione cosciente non si rivolge più in modo unilaterale ed esclusivo verso il mondo oggettivo, esterno, ma converge verso il soggetto, ovvero noi stessi, la nostra interiorità. Si dischiude una realtà quasi sconosciuta, dimenticata. Subentra il silenzio, la non-mente ed emerge una condizione di calma, pace, non-pensiero, profondo rilassamento, assoluto silenzio. Differenti Maestri Zen hanno messo l’accento sulla “Pratica dell’Illuminazione Silenziosa”, che nella tradizione Zen giapponese si chiama Shikantaza, cioè testimoniare la realtà del proprio essere. Nello Zen si dice, infatti, “Entri in Zazen e non ne esci più”: significa che quando ti siedi in meditazione, lo fai con il tuo bagaglio di illusioni e per praticare qualche cosa. Poi la tua illusione di essere un piccolo io separato svanisce ed ecco che non c’è più nessuno seduto in Zazen, non ci sei più tu come ti pensavi prima. E quando riprendiamo nella vita quotidiana le nostre conoscenze e comuni facoltà di essere umano, sappiamo come viverle, portandovi l’aderenza alla realtà così com’è, maturata nello Zazen, e non solo la propria visione dualistica e discriminante.
Lo Zazen inteso come Shikantaza, “Pratica dell’Illuminazione Silenziosa”, non è da confondersi con la mente fissata nel Samadhi, cioè in quello stato non pensante di assoluta estraneità dalla realtà.
Così Zazen non è praticare qualcosa, ma è la manifestazione di ciò che realmente siamo, è la riscoperta di ciò che siamo sempre stati. Questa è la realizzazione.